Wedding Umbria

Real Wedding: cerimonia simbolica con vista sul Trasimeno

Eleonora e Tommaso si sono sposati al castello con cerimonia simbolica in terrazza, rito dei nodi, 60 ospiti e Sagrantino al taglio della torta.

di Mariangela Garibaldi 6 min di lettura

Eleonora e Tommaso si sono sposati al Castello di Montesperello sabato 5 settembre 2026. Lei 29 anni, ricercatrice in biotecnologie a Verona; lui 31, architetto del paesaggio a Bologna. Hanno scelto una cerimonia simbolica al tramonto sulla terrazza panoramica, 60 ospiti, un rito dei nodi scritto a quattro mani e vows letti dalle proprie mani. Al taglio della torta, il sommelier del castello ha aperto un Sagrantino di Montefalco invecchiato in acciaio, prima del passaggio al passito. Niente coreografia, nessuna entrata trionfale: una giornata costruita sul Trasimeno, sulla luce di settembre e sulla parola data davanti agli amici. Questo è il loro racconto.

Sposi sulla terrazza panoramica al tramonto

Eleonora e Tommaso: come si sono incontrati

Si sono conosciuti al Festival dell'Architettura di Verona, edizione 2022. Eleonora era andata "per accompagnare un'amica architetta che non voleva andarci da sola"; Tommaso stava presentando un progetto di parco urbano per un comune dell'Emilia. Si sono trovati alla stessa tavola rotonda sulla biofilia in laboratorio, una di quelle situazioni in cui si parla di piante negli ambienti chiusi e si scopre di voler parlare d'altro.

"Mi ha chiesto se le piante in laboratorio le mettevamo davvero o erano per i visitatori. Le ho risposto: per nostra salute mentale. Ha riso. Quattro anni dopo eravamo qui." — Eleonora

Tommaso le ha proposto di sposarlo a maggio 2025, su una panchina dei Giardini Salvi a Vicenza, senza anello (l'avrebbero scelto insieme dopo). Volevano "una cerimonia che fosse loro, non un copione". Il "loro" è uscito da un mese di scrittura a quattro mani.

Perché una cerimonia simbolica

Eleonora viene da una famiglia non praticante, Tommaso da una cattolica tiepida. Avevano valutato tutte le opzioni: civile in comune, civile al castello (Magione consente celebrazioni fuori sede), religiosa in una pieve umbra, simbolica.

Hanno scelto la simbolica per tre ragioni che ci hanno scritto in mail dopo la prima visita:

  1. Volevano che la cerimonia fosse "scrivibile da loro". Né formula civile, né liturgia: un rito costruito su misura, con celebrante amico (il fratello maggiore di Tommaso) e parole proprie.
  2. Volevano un luogo, non un'aula. La terrazza del castello con il lago come sfondo era già "il setting". L'aula comunale o la chiesa avrebbero spostato il baricentro emotivo.
  3. Avevano bisogno di una cerimonia laica ma non sterile. Cercavano un rito che avesse peso simbolico, non una semplice firma. Da qui la scelta del rito dei nodi.

Per chi sta valutando le tre strade (simbolica, civile, religiosa) abbiamo dedicato una guida ad hoc al castello: cerimonia simbolica, civile o religiosa in Umbria. Se vi serve la pagina di servizio del castello su questo: matrimoni con cerimonia simbolica.

Perché il Castello di Montesperello

Avevano visitato cinque dimore tra Romagna, Toscana e Umbria. La scelta è caduta su Montesperello in 48 ore dopo il sopralluogo. Tre punti decisivi.

  • La terrazza panoramica. "Una piazzetta sospesa sopra il Trasimeno", l'ha definita Tommaso, "con una proporzione che sembra disegnata apposta per 60 persone in cerchio."
  • La quiete. Niente strada, niente clacson, niente luce artificiale di paese. La sera, dalla terrazza, si vede il lago come uno specchio scuro.
  • Il fatto che la dimora è ancora abitata dalla famiglia. "Volevamo un luogo con una sua voce. Non un teatro pulito da riempire."

Vista esterna del castello, dettaglio della struttura medievale

Il momento: la terrazza al tramonto

La cerimonia è iniziata alle 18:30 di sabato 5 settembre. Il sole tramontava alle 19:42. Hanno costruito un cerchio di 60 sedie sulla terrazza, con uno spazio centrale lasciato libero per il rito. Niente arco di fiori: solo due grandi vasi in terracotta con olivo e aromatiche umbre ai due lati del punto di celebrazione.

La sposa è arrivata accompagnata dal padre dalla scalinata che dà sul giardino all'italiana, attraversando la corte coperta e poi salendo gli ultimi tre gradini della terrazza. Tre minuti esatti di camminata, in silenzio, mentre un violinista ha suonato una versione lenta di "Spiegel im Spiegel" di Arvo Pärt.

"Quando sono arrivata in cima ai gradini, mi sono fermata. Tommaso era lì. Il lago dietro di lui era arancione. Ho pensato: questa è l'unica volta nella mia vita in cui sarò esattamente qui, esattamente così. Non ho dimenticato un secondo." — Eleonora

Il rito dei nodi

Il rito dei nodi (in inglese handfasting, di radice celtica) è uno dei riti simbolici più antichi documentati in Europa. Lo usano oggi molte cerimonie laiche perché ha tre qualità: è materiale (si vede), è collettivo (si fa in due), è memorabile (resta un oggetto).

Hanno usato tre cordoni di lana cotta, scelti da Eleonora in una bottega artigiana di Pietralunga, nei colori che li raccontavano: bianco grezzo (per la loro origine), ruggine (per i quattro anni insieme), verde salvia (per il futuro).

La cerimonia dei nodi ha avuto questa struttura, costruita dal celebrante (il fratello di Tommaso) insieme a loro:

  1. Lettura di apertura — un brano di Italo Calvino sulle città invisibili, scelto da entrambi.
  2. Promesse personali (vows) — letti dai loro foglietti. 90 secondi a testa, scritti in solitudine senza condividerli prima.
  3. Primo nodo (bianco grezzo) — annodato dalla madre di Eleonora. Significa: "da dove veniamo".
  4. Secondo nodo (ruggine) — annodato dal fratello di Tommaso, celebrante. Significa: "cosa siamo stati insieme".
  5. Terzo nodo (verde salvia) — annodato dagli sposi insieme. Significa: "cosa scegliamo di essere".
  6. Bacio e applauso.

I tre cordoni intrecciati sono stati conservati in una scatola di noce italiano fatta da un falegname di Città di Castello, dono di nozze del padre di Tommaso.

Gli spazi che hanno usato

Momento Spazio del castello Tempo Note
Getting ready sposa Suite nel corpo nobiliare 11:00 - 17:30 Luce naturale dalle bifore
Getting ready sposo Salone nobiliare laterale 14:00 - 17:30 Spazio per amici, fotografie informali
Welcome ospiti Corte interna 17:30 - 18:15 Acqua aromatizzata, prosecco di Trebbiano
Cerimonia simbolica Terrazza panoramica 18:30 - 19:30 60 sedie disposte in cerchio
Aperitivo Giardino all'italiana 19:30 - 20:45 Tavolo lungo dei salumi, banchi food
Cena placée Salone nobiliare 21:00 - 23:30 6 tavoli da 10, candele basse
Taglio torta + balli Corte interna + terrazza 23:30 - 02:00 Lights stringa, dj con vinile

Il salone nobiliare del castello allestito per la cena

Per chi vuole capire i numeri di capienza dei diversi spazi: saloni nobiliari per matrimoni e giardini e terrazze.

Il catering ha lavorato in stretta filiera con i fornitori del Trasimeno. Eleonora e Tommaso volevano un menu "umbro non turistico": piatti veri, niente reinterpretazioni concettuali.

  • Aperitivo — crostini al cavolo nero, fiori di zucca fritti, salame di Norcia, formaggio di fossa con miele di castagno.
  • Antipasto — carpaccio di porcini con tuorlo morbido e tartufo nero del Trasimeno.
  • Primo unico — pici cacio e pepe con scaglie di tartufo bianco di San Miniato (era inizio settembre, primo pregiato del territorio).
  • Secondo — agnello al ginepro con purea di patate viola e cavolo nero.
  • Predessert — sorbetto al melograno e basilico.
  • Torta — torta nuziale al pistacchio di Bronte e crema di mascarpone.

Al taglio della torta, il sommelier ha aperto un Sagrantino di Montefalco DOCG 2018 della cantina Caprai, un vino di struttura potente. È stato il momento in cui la giornata ha cambiato registro: dal bianco e bollicine dell'aperitivo si è passati al rosso pieno del Sagrantino, e poco dopo al passito per accompagnare la torta.

"Il sommelier mi ha detto: 'Per il taglio della torta serve un vino che si faccia ricordare. Il Sagrantino è un vino che chiede attenzione.' Avevamo 60 amici, e per dieci minuti il salone è stato in silenzio." — Tommaso

Per gli ospiti che vogliono capire vini e piatti umbri, abbiamo dedicato una guida pratica: vino e cibo umbri: la guida per gli ospiti del matrimonio.

Le voci di Eleonora e Tommaso

"Quando abbiamo iniziato a parlare di matrimonio, sapevamo solo che non volevamo un copione. Volevamo poter scrivere ogni minuto. Il castello ci ha lasciato fare. Quando dico 'ci ha lasciato fare', intendo: non ci hanno mai detto 'di solito si fa così'. Ci hanno detto 'cosa volete'." — Eleonora

"Il rito dei nodi è stato l'idea che ci ha chiarito tutto. Non era nuovo, era antichissimo, ed era nostro. Quel pomeriggio in cui abbiamo scelto i tre colori dei cordoni in bottega, ho pensato che ci stavamo già sposando." — Tommaso

"La cosa che rifaremmo, se potessimo, è la cena nel salone con le candele basse. Quaranta minuti in cui le voci si sono abbassate, gli amici hanno smesso di guardare il telefono, e si sono semplicemente parlati. È stato il regalo più grande." — Eleonora

Cosa abbiamo imparato da loro

  1. Le simboliche scritte a quattro mani funzionano. Hanno richiesto un mese di lavoro pre-matrimonio, ma hanno restituito un rito che gli ospiti ricordano ancora oggi. Il celebrante amico, se preparato, vale più di un officiante professionale.
  2. Il piccolo dettaglio batte la grande coreografia. I tre cordoni di lana, la scatola di noce, il violinista solo per la camminata: tutto ciò che è specifico ed evita l'effetto cartolina.
  3. Il sommelier al castello fa la differenza al taglio della torta. Cambiare registro a metà serata con un Sagrantino è una scelta che eleva tutta la cena.
  4. 60 ospiti è una taglia perfetta per la terrazza. Un cerchio leggibile, una conversazione possibile a cena, un ballo che funziona senza diventare festa scollegata. Per micro-luxury weddings la finestra ottimale è 40-80.

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